Il meccanismo è l’empatia!

Ippoterapia

È significativo che la convinzione che un animale porti giovamento in una situazione di disagio fisico o mentale si diffuse già nell’antica Grecia. Un’intuizione validata scientificamente solo sul finire degli Anni 60. «<Grazie agli studi di Boris Levinson, un neuropsichiatra infantile che notò grandi miglioramenti in un bambino autistico che interagiva con il suo cane, la pet-therapy ha cominciato a essere considerata una scienza», conclude la dottoressa. Grazie a queste caratteristiche con l’ippoterapia è possibile curare alcune patologie neurologiche come la paralisi cerebrale infantile, un disturbo della postura e del movimento causato da danni cerebrali insorti all’inizio dello sviluppo. «Questi bambini - aggiunge la dottoressa - spesso non raggiungono neppure il controllo del capo e del tronco e la terapista sale con loro a cavallo. L’animale non ha la classica bardatura, perché la riabilitazione è diversa dallo sport equestre. L’uso di una copertina e di un fascione per reggersi permette al bambino di provare le emozioni che il movimento del cavallo, il suo essere vivo ed empatico, suscita. Inoltre il bambino deve aggiustare la posizione, modificata dal passo dell’animale, e l’esercizio permette un miglioramento del controllo di sé». La riabilitazione equestre è utile anche nei casi di ritardo mentale, permettendo al piccolo esperienze significative a livello cognitivo ed emotivo. Nell’autismo, poi, l’animale funge da mediatore della relazione tra paziente e terapista, come primo passo verso un’apertura al mondo reale. Ma le novità non finiscono qui, perché l’ippoterapia è stata sperimentata anche nella riabilitazione di chi ha subito l’amputazione di un arto, motivando all’uso delle protesi e rendendo la fisioterapia meno arida. «Abbiamo osservato - continua Onofri - che, se il trattamento fisioterapico classico viene integrato dall’ippoterapia, con un progetto terapeutico condiviso, il recupero è più breve e l’accettazione della protesi migliore». Risultati misurabili, oggettivi e stabili che fanno dell’ippoterapia una vera cura. Purtroppo, però, nonostante i benefici, la diffusione in Italia è ancora a macchia di leopardo.L’ippoterapia, infatti, non si improvvisa. Solo rispettando questi criteri la terapia con animali può essere condotta con modalità scientifiche e avere la dignità che merita